Catasto ed imposte: vittoria dei fondamentali principi di diritto!

Importante sentenza della Corte di Cassazione del 31 ottobre 2014 in tema di classamento e riclassamento degli immobili : gli atti dell’Agenzia del territorio sono illegittimi e vanno annullati se non sono adeguatamente motivati.

Come noto già da parecchi anni la legge consente ai comuni ed Agenzia del Territorio (il vecchio Catasto) di procedere al classamento e al riclassamento dei beni immobili, sia di quelli così detti “fantasma” cioè che non sono mai stati oggetto di accatastamento , sia di quelli, già accatastati, la cui rendita, però, risulta ormai non più congrua in rapporto ai valori medi di mercato.

Dal punto di vista tecnico l’atto di classamento e quello di riclassamento consistono nell’attribuire ad un immobile una determinata categoria catastale (a seconda della destinazione d’uso ,per esempio la Cat.A /2 per le abitazioni di tipo civile; C/2 per i magazzini) ed una classe cioè un valore numerico in relazione alle specifiche caratteristiche dell’immobile circa le rifiniture, dotazione dei servizi ampiezza media dei vani etc.

Orbene la Corte di Cassazione con questa sentenza ha stabilito, come invero già più volte in passato , che l’Agenzia del Territorio deve in maniera analitica motivare tali operazioni, non essendo pertanto legittimo l’atto di classamento che contenga semplicemente i nuovi dati catastali.

Più precisamente l’amministrazione pubblica deve spiegare in maniera precisa i motivi per i quali ha proceduto ad un aumento della rendita catastale, quali possono essere per esempio lavori edilizi eseguiti nell’immobile stesso, aumento dello scostamento fra i valori dei prezzi di mercato e le rendite stesse ecc.

E’ l’applicazione del principio generale di diritto in base al quale tutti i provvedimenti della pubblica amministrazione debbono essere motivati e questo perché deve essere data la possibilità al cittadino, destinatario degli stessi, non solo di comprendere come e perché l’amministrazione ha disposto tale decisione ma anche per far sì che, il medesimo, possa valutare l’opportunità o meno di tutelare i propri “ diritti” di fronte al Giudice.

Senza motivazione o con motivazione insufficiente, infatti, sarà più difficile o impossibile per lo stesso potere difendersi appieno in giudizio.

Non solo. La decisione della Corte di Cassazione ha anche ribadito che non è consentito, in questo caso all’Agenzia del Territorio, poter “motivare”, durante il processo, l’atto di classamento , dal momento che la motivazione deve appunto essere contenuta all’interno del provvedimento fin dalla sua emanazione. E’ il principio di diritto così detto del divieto (per la pubblica amministrazione) di motivazione postuma degli atti amministrativi.

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